Un avventuroso giallo a tinte rosa

Ovvero, perché vedere l'ultimo film di Wes Anderson

I motivi per cui vale la pena andare al cinema a vedere Grand Budapest Hotel, vincitore dell'Orso d'Argento all'ultimo Festival di Berlino, sono veramente un' infinità.

Ad esempio potrei parlarvi del cast, magistrale in ogni nuova apparizione che si sussegue nel film. 

E se ne potrebbe parlare per molto tempo, visto che i personaggi, come in ogni film di Anderson che si rispetti, sono veramente molti e inaspettati.

Quello che colpisce, nelle opere di Wes Anderson, è che tutti i personaggi entrano in scena in maniera naturale, senza tanti fronzoli e senza caricarci di aspettative. 

Spesso, nel modo rapido in cui arrivano, se ne vanno, lasciando all'interno dello spettatore un senso di vuoto che, fortunatamente, verrà subito colmato dall'affetto e dall'empatia che si prova per il personaggio successivo.


 

La caratterizzazione dei personaggi è così ben fatta, che le accuse, da alcuni rivolte al regista sull'eccessivo numero di personaggi che solitamente animano le sue opere, le trovo alquanto sterili.

Anzi, direi piuttosto che grazie a film come Grand Budapest Hotel, potrete gustarvi in un unico film le interpretazioni di alcuni degli attori più bravi in circolazione.

 

Troverete un adorabile quanto elegante e raffinato Ralph Fiennes, un tenebroso e bisbetico Adrien Brody, un buffo Edward Norton e addirittura potrete scorgere tra le rughe di un'anziana signora, la regina del trasformismo Tilda Switon, ma la lista degli attori di rilievo è così lunga che meriterebbe una recensione a sè.

 

 


Si potrebbe parlare della scelta narrativa attraverso cui Anderson, che firma anche la sceneggiatura, decide di raccontarci la storia di Zero Mustafa e di come quell' umile fattorino, sia riuscito a diventare il proprietario di quel maestoso hotel.

 

E Anderson lo fa attraverso i canoni del giallo più tradizionale, e tra pericolosi furti e assassini da svelare, ci racconta anche una storia ricca di amore e amicizia, il tutto condito da un velo di surreale e attimi di vera ilarità

 

Oppure potrei raccontarvi la poesia che si respira durante tutto il film, potrei descrivervi la perfezione di ogni singola inquadratura o la cura dei dettagli, di quei dettagli così ricercati da rendere ogni film di Anderson una magica avventura ai limiti dell'onirico

  


Potrei parlarvi di tutte quelle inquadrature che mi hanno incantato, e che mi hanno riportato bambina, a sfogliare i libri di fiabe di una volta, quelli con le illustrazioni ad acquerello che sapevano di fantastico e che edulcoravano i miei sogni notturni.

 

Si potrebbe raccontare del rosa, colore che per quanto trovi stucchevole e tenda ad odiare, non ho potuto che apprezzarne nell'uso vistoso ma mai eccessivo. Un rosa e un lilla che vi faranno sentire all'interno di una gigantesca casa delle bambole dei primi del '900

 

Oppure si potrebbe raccontare dei toni caldi dell'arancio, che contrappongono allo sfarzo romantico degli anni trenta, la decadenza grottesca degli anni ottanta, periodo in cui avviene l'incontro tra il vecchio Zero Mustafa e l'autore del libro che racconterà quell'incredibile storia.

 


Si potrebbero spendere due parole anche sui costumi, sempre impeccabili e curati fin nei minimi particolari, che aiutano non poco la caratterizzazione dei personaggi e danno al film quell'inconfondibile tocco che incanta lo spettatore. 

 

Si potrebbe parlare del cast tecnico che ha lavorato a questo film, uno su tutti il direttore della fotografia Robert Yeoman, con il quale Anderson ha collaborato in ogni suo films, e di lui si potrebbe dire che, per quanto il tratto distintivo, nella scelta dei colori e delle composizioni, sia forte, non rischia mai di ripetersi o di annoiare chi, come me, i film di Anderson li ha visti quasi tutti.

Piuttosto durante la visione del film potrà sembravi di vivere dei piacevoli dejavù, sentendovi, ora sul vagone di "Il treno per darjeeling", ora davanti alle celebre foto della famiglia de "I Tenenbaum".

 

 


Si potrebbe parlare delle musiche, così rilevanti in quest'opera. Un misto di composizioni vivaci o allegri e yodel montanari.

 

Musiche a volte così in contrasto con il thrilling, che si respira in gran parte del film, o con la drammaticità di alcuni eventi, tanto da rendere il tutto sottilmente comico e spesso surreale.

 

Ma anche su quest'argomento avrei ben poco da dire, perché Anderson ha deciso di affidare la composizione della colonna sonora a Alexandre Desplat.

 

E Desplat è uno dei più acclamati compositori degli ultimi anni che, tra i molti registi prestigiosi, ha lavorato anche con Matteo Garrone per il suo Reality. E quando ti affidi ad un professionista del genere sarà facile ottenere un buon risultato.

Si potrebbe supporre che il talento di Desplat non sia totalmente compreso nell'ambiente cinematografico, visto che negli ultimi otto anni ha ricevuto sei volte la candidatura all'Oscar senza mai ricevere una statuetta. 

 


Ma negli anni ho capito che i gusti del pubblico, anche quando si parla di un pubblico di nicchia, non sempre vanno a braccetto con quelli delle commissioni assegnatrici di prestigiosi premi. 

 

E dunque, ora che avrete capito tutte le cose di cui varebbe la pena parlare, ma di cui non vi parlerò, è giunta l'ora di dirvi il vero motivo per cui, secondo la mia modesta opinione, dovreste andare a vedere questo film: nei 99 minuti di durata di Grand Busapest Hotel vi immergerete in pura poesia cinematografica, in quella armonia onirica degna solo dei sogni di un bambino. E infatti è con lo spirito di un bambino che dovrete accingervi a vederlo, senza aspettative, senza impalcature e convenzioni preimpostate nella vostra mente, senza pensare che al colpo di una pistola segua necessareamente una morte o che tutti i cattivi si comportino sempre da cattivi.


 

Vi lascio con questo video, il gruppo I Cani è un ottimo progetto musicale che merita di essere conosciuto. Con questo pezzo, che s'intitola proprio Wes Anderson vogliono raccontarci quel senso di appartenenza ed empatia che proverete verso alcuni personaggi.

 

Potrà capitarvi di uscire dal cinema e aver voglia, ad esempio, di comportarvi come il concierge di un hotel di lusso, e credo che non esistano controindicazioni nel farlo. Nonostante ci sia chi ipotizza che si tratti di una patologia ben definita, la "Sindrome di Wes Anderson" non potrà fare che bene alle vostre vite. 

Un po' di immaginazione e fantasia non ha mai fatto del male a nessuno! 

 

Il video è un omaggio, ben fatto, a tutti i films più famosi del visionario regista. Non solo nella scelta degli interpreti, ma anche nelle inquadrature e nelle scenografie. 

 

E voi, siete gia stati al cinema a vedere Grand Budapest Hotel?

Che cosa ne pensate?


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

© Moira Volterrani 2014

 

 

• Grand Budapest Hotel • Locandina del Film
• Grand Budapest Hotel • Locandina del Film

Scrivi commento

Commenti: 0